Sorridere ci fa star meglio

Ricerche scientifiche dimostrano che il sorriso ha molti effetti positivi sulla salute psicofisica. È utile nei rapporti interpersonali, contribuisce a farci passare i dolori e…chi l’avrebbe mai detto: aiuta a dimagrire.

Un giorno senza sorriso è un giorno perso

Charlie Chaplin

Oggi si celebra la giornata mondiale del sorriso, ideata da Harvey Ball, l’inventore del simbolo dello smile. Nel 1963 Ball creò la simpatica faccetta gialla, che tutti conosciamo, per decorare gli uffici della compagnia assicurativa Worcester con il fine di accrescere il morale dei dipendenti e quindi anche la produttività. Funzionò alla grande.


Questo ci dovrebbe indurre a riflettere sul potere e le funzioni del sorriso, un’espressione che tutti in qualche modo cerchiamo nelle nostre vite.smile-clipart-smile-clip-art-66-350x350 Ma cos’è esattamente il sorriso, ve lo siete mai chiesti? Si tratta di uno dei gesti primari innati che ha lo scopo di comunicare utilizzando il linguaggio extra verbale. La comunicazione non verbale è così importante per l’essere umano che, nell’era degli smartphone, consideriamo necessario utilizzarla anche nei messaggi attraverso gli emoji. La sua funzione è particolarmente importante per la psiche, motivo per cui gli psicologi americani Paul Ekmal e Wallace Friesen, spesero anni a studiare il F.A.C.S. (Facial Acting Coding System), il sistema di codifica delle espressioni facciali usate dalle persone per comunicare le emozioni.

Sorridiamo quando siamo felici, vediamo o pensiamo qualcosa di piacevole, ma anche in situazioni di imbarazzo. In questo caso ci serve come strumento “pacificatore”. Il sorriso ha la funzione comunicativa di aprirci all’altro abbassando le difese del prossimo. Sorridendo chiediamo ed ispiriamo maggiore fiducia poiché emaniamo positività. Sorridere infatti genera la stessa risposta comportamentale, permettendo di smorzare le conflittualità e di smussare l’aggressività. Questo avviene poiché i sistemi interpersonali sono circuiti a retroazione dove il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra.

Sulla frequenza nel sorridere però, maschi e femmine sono diversi. Studi statistici dimostrano che le donne sorridono di più degli uomini.8be56d8b0658d1f1f1ef133840251df4Questo avviene perché il genere femminile tende a dare molta importanza alle emozioni: esternare sentimenti è un modo per sentirsi meglio con se stesse e gli altri. Una donna che sorride poco è tradizionalmente considerata “problematica”, poco attraente e, in alcuni casi, depressa. Gli uomini, al contrario, sono abituati a non far trasparire i propri sentimenti, elementi che generalmente considerano sintomo di debolezza. Per essi tenere un atteggiamento più serio è segno di sicurezza e mascolinità.

Ma ci sono “sorrisi” e “sorrisi”. Non sempre si sorride in momenti piacevoli, a volte lo facciamo solo per circostanza. In quei casi non esprimiamo un sentimento veritiero, ma solo un gesto adeguato ad una determinata situazione. Riconoscere un sorriso falso, per quanto ben impostato, è più facile di quanto di potrebbe immaginare. Innanzitutto quando si sorride lo si fa non solo con la bocca, come si pensa, ma soprattutto con gli occhi. I muscoli facciali poi, ci tradiscono: gli angoli delle labbra sono rigidi e il volto appare un po’ deformato poiché al sorriso – che è espressione di piacere e ben disposizione – si uniscono espressioni che sono in netto contrasto con esso, rendendoci poco convincenti.

Il sorriso, quello vero, fa bene al benessere psicofisico. Ridere aumenta il livello di endorfine, le molecole del buonumore, che contribuiscono a migliorare il ritmo del respiro, a favorire la dilatazione dei vasi sanguini e a ridurre i livelli di colesterolo e pressione. La terapia del sorriso, detta gelo-terapia, ha anche effetto di stimolazione sul sistema immunitario: rinforzandolo funge da antidepressivo e antidolorifico. Negli ultimi anni infatti numerosi ospedali hanno adottato questo tipo di sostegno terapeutico sia sui pazienti reduci da ictus sia sui bambini, arrivando a diminuire considerevolmente l’utilizzo di analgesici.

Inoltre secondo alcune ricerche condotte da università britanniche e tedesche sembrerebbe che sorridere contribuisca a farci dimagrire. Strano, ma vero: ridendo 15 minuti al giorno si possono perdere fino a 2 chili l’anno.

E allora, sorridete!

Corso di fotografia digitale di base

Con l’avvento del digitale la fotografia è diventata un’arte alla portata di tutti. Scattare foto è ormai un’attività virale, ma non per questo chiunque si ritrovi in mano uno smartphone o una reflex riesce ad ottenere buone immagini. Se volete capire cosa rende speciale una foto e come ottenere alcuni effetti interessanti vi proponiamo un viaggio nel mondo delle tecniche fotografiche e della composizione.

Il corso è rivolto a tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla fotografia, quest’arte tanto affascinante quanto inflazionata, imparando gli elementi basilari per prendere dimestichezza con la fotocamera e usarla correttamente.

Il corso si divide in tre parti: 1) Introduzione e regole di base, 2) Studio della composizione e dell’inquadratura, 3) Migliorare. Ognuna di queste dura un mese, in cui le lezioni (di 2 ore ciascuna) si svolgeranno una volta alla settimana. La partecipazione alle singole parti non è propedeutica: si può frequentare a piacimento anche solo uno dei tre mesi.

GIORNO: Lunedì

ORARIO: 18:00-19:30

SEDE: Studio I Due Neuroni (via del Casale Mancini 4/b, 00132 San Vittorino; studioidueneuroni.wordpress.com)

COSTO: € 50 al mese (non c’è né quota associativa né di iscrizione)

INIZIO: 3 Ottobre 2016

Per informazioni e contatti: Cristina 334 1643156

cristinacori@libero.it

Oppure Studio I Due Neuroni: 347 6681516

studioidueneuroni@gmail.com

PROGRAMMA

PARTE 1 (dal 03-10 al 24-10)

Introduzione:

Cosa è la fotografia.

La struttura della fotocamera, impariamo a conoscere la nostra macchina. Analisi delle varie componenti: sensore, diaframma, otturatore, obiettivo (grandangolare, standard, teleobiettivo), formato dei file (jpeg, tiff, camera raw)

Regole di base:

Controllare la luce

– Sensibilità del sensore

– Velocità di otturazione

– Apertura del diaframma

– Lavorare in manuale. La legge di reciprocità

– Bilanciamento del bianco

PARTE 2 (dal 31-10 al 21-11)

Studio della composizione e dell’inquadratura:

Cosa rende interessante una fotografia?

Elementi di composizione:

– Teoria della Gestalt

– La regola dei terzi

– Proporzioni, armonia e bilanciamento

– Motivi, texture ed insiemi

– Linee ed altri elementi grafici: imparare a guidare l’occhio nella fotografia

– Utilizzare il focus in maniera creativa

PARTE 3 (dal 28-11 al 19-12)

Migliorare:

Come migliorare? Tanta pratica e molta osservazione.

Imparare attraverso l’osservazione dei grandi fotografi: rassegna di alcune fotografie di professionisti, spiegazione e analisi delle produzioni dei grandi della fotografia.

Uscite fotografiche e analisi dei lavori degli allievi e possibilità di esporre le migliori foto all’interno dello Studio i Due Neuroni.

CHI SONO

Qualche parola sull’insegnante

E chi sarei io per insegnare la fotografia a voi? Lasciate che mi presenti. Mi chiamo Cristina e sono una giornalista e fotografa free lance con la passione per i viaggi, la scrittura e le foto, specialmente quelle di reportage e di taglio giornalistico. In passato ho collaborato con La Fiera dell’Est e la testata web di enogastronomia The Wine Traveller, oltre ad aver svolto piccoli servizi fotografici. Al momento lavoro per il mio sito (cristinacori.com) per il quale scrivo dei paesi in cui mi reco e da novembre terrò una rubrica di reportage di viaggio nella rivista fotografica Photosophia. Nel 2011 ho ricevuto la menzione speciale nella XXXI edizione del concorso fotografico nazionale Vittorio Bachelet e un terzo posto al primo Memorial Lacchini Giovanni Battista. Da poco reduce dalla lunga transiberiana, sono di nuovo a Roma per lavorare a progetti futuri.

Dopo le ferie, ritorno…allo stress

Lo stress è un elemento utile alla produttività e al problem solving, ma quando prende il sopravvento ci fa star male. Metodi e riflessioni per arginarlo.

Le ferie sono ormai agli sgoccioli. La breve parentesi vacanziera volge al termine e tra poco saremo di nuovo catapultati nel nostro stile di vita, dettato da molteplici impegni, preoccupazioni, scadenze, stanchezza e corse contro il tempo, insomma, in quella che oramai è diventata una quotidianità all’insegna dello stress. Ma di cosa si tratta? E come si può alleviarlo?

Lo stress è una risposta psicofisica complessa che si innesca in presenza di quello che il ricercatore austriaco Hans Selye chiamava “stressor”, ovvero l’agente casuale, l’elemento esterno che costituisce una situazione di allarme. Selye nei suoi esperimenti sullo stress individuò tre fasi. La prima è la reazione all’elemento critico, alla quale segue la resistenza, anche chiamata adattamento, e definita dagli studiosi di biochimica “sequenza di G.A.S.” (general adaptation syndrome). Questa sindrome altro non è che un meccanismo difensivo temporaneo che serve a far fronte alla situazione di crisi.

In questo stadio l’organismo innesca una serie di reazioni che coinvolgono il sistema nervoso, immunitario ed endocrino, finalizzate a combattere lo stressor. Si creano dunque le condizioni che ci rendono più reattivi e pronti ad affrontare i problemi che ci si presentano. L’ipotalamo è l’area maggiormente coinvolta nella fase di resistenza: la sua funzione è quella di mantenere l’omeostasi (l’equilibrio) nell’organismo. È in questi momenti, infatti, che si attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che secerne ormoni come adrenalina e cortisolo che causano, tra le altre cose, l’aumento la sudorazione e della frequenza cardiaca.

Le reazioni allo stress in sé non sono dannose, ma anzi necessarie in quanto funzionali alla solvibilità dei problemi esplicitati dallo stressor. Infatti Selye definiva lo stress semplicemente come “una risposta dell’organismo a una qualsiasi richiesta”. Il punto critico si presenta nell’eventualità di uno stadio di esaurimento, la terza fase, nella quale il nostro organismo, essendo sovraccarico di reazioni e lavoro, non riesce più a far fronte a tutti gli stimoli provenienti dagli stressor e rischia di collassare.

stress (1)Se lo stessor continua ad essere presente in maniera costante (come nel caso dello stress cronico) l’organismo non riesce più a reagire in maniera costruttiva e va incontro all’esaurimento. Casi come questi non sono affatto rari poiché nella nostra società lo stress non coincide necessariamente con un pericolo concreto per la vita, come accade invece in natura quando un animale percepisce la presenza di un predatore. Lo spettro delle situazioni da stress è molto più complesso nelle città. Preoccupazioni e paure, unite alla spossatezza rientrano tra le principali cause di stress nella società civile di oggi.

Quando ci troviamo sotto stress siamo in tensione. Non a caso termine “stress” è preso in prestito dall’ambito fisico-ingegneristico, dove indica la tensione cui si sottopone un determinato materiale. Dal momento che l’organismo non è grado di rimanere in una simile situazione per un periodo troppo prolungato, nella fase di esaurimento si innescano delle reazioni opposte a quelle della resistenza. Quando il nostro corpo non ha più risorse per far fronte agli stimoli dello stress reagisce all’inverso: una drastica produzione degli ormoni prodotti dal surrene cerca di riportare il fisico a una situazione di omeostasi che riduce la reattività e rende l’organismo privo di energie.

Ma come possiamo far fronte allo stress, da alcuni definito “la malattia del secolo”? Bisogna innanzitutto individuare gli elementi di disturbo. Gli stressor possono essere diversi da persona a persona anche in base al periodo della vita che si sta vivendo. Ecco alcuni consigli che possono aiutare ad abbassare i livelli di stress. Più che soluzioni, si tratta di attitudini alla vita che possono esserci d’aiuto.

È importante cercare di riflettere in maniera lucida e razionale sui nostri problemi/disagi, lavorando su noi stessi in maniera costruttiva. Dopodiché è utile cercare di smussare le nostre convinzioni: nessuno è perfetto e la vita è piena di ostacoli e compromessi.

Cercare di gestire in maniera ordinata gli impegni può inoltre contribuire a dare una regolarità alla nostro tempo e a farci sentire meno in affanno. Fermatevi a riflettere su come potete reimpostare le fasi della giornata. Ricordate: in una stanza in ordine entrano con facilità più cose rispetto a un luogo in cui il disordine regna sovrano.

In ultimo, possono venire in aiuto tecniche di meditazione e respirazione; concedetevi, se possibile, anche dei massaggi che contribuiscono ad alleviare la tensione: “staccare” anche solo per un’ora dalla fonte continua delle nostre preoccupazioni serve ad alleviare gli effetti collaterali dovuti allo stress e facilitano a ritrovare il naturale equilibrio psicofisico.

Bibliografia: Hans Selye “The stress of life”. Edizioni Schaum’s Outlines

Tradire, la risposta “facile” ai bisogni trascurati

“Se il tradimento destabilizza è affinché qualcosa si ricrei”

Aldo Carotenuto (psicoanalista)

Quali sono meccanismi che si celano dietro un tradimento? Disagi e difficoltà che ci spingono a tradire l’altro.

La relazione di coppia è quello spazio intimo in cui riponiamo dei bisogni nella speranza che vengano soddisfatti. Nelle dinamiche relazionali, le aspettative dei partner sono molto alte e, quando vengono disattese, fanno sì che il rapporto si incrini.

Ciascuno di noi desidera che l’altro risponda a quei bisogni emotivi che nelle coppie di una volta erano di competenza della famiglia. Oggi, queste esigenze emozionali sono a carico dei partner.

Il tradimento è un tentativo disperato di colmare i vuoti lasciati dalle manchevolezze degli individui che costituiscono la coppia.

L’amante è la figura che si sceglie “per se stessi” e allo stesso tempo “contro” l’altro. Per rispondere ai bisogni insoddisfatti ci si affida spesso a punti di riferimento esterni; in questa prospettiva l’amante è colui che viene rivestito del ruolo di appagamento delle esigenze inascoltate. Tuttavia il tradimento è anche una forma di ribellione nei confronti di un rapporto e di una persona che in qualche modo non funziona più, in quanto non più in linea con il nostro essere in divenire. Far entrare un terzo elemento nella coppia vuol dire aiutarci a prendere le distanze, spesso in maniera inconsapevole e non controllata, dal partner.

L’amante, insomma, si concretizza quando sentiamo che qualcosa manca: è la soluzione più “comoda” ai bisogni inascoltati. In questo senso, chi si spinge a tradire il partner con un’altra persona lo fa perché in realtà è già stato tradito: chi non ascolta i bisogni emozionali del partner, di fatto rompe quel “patto” implicito che siglava l’unione della coppia.

Amanti Picasso
“Amanti” Pablo Picasso

Nella nostra società post-industriale, tradire è indubbiamente più facile che nel passato. Nelle economie pre-industriali, il matrimonio era una forma di alleanza tra due famiglie, mentre ora è un accordo che riguarda solo i due individui che lo contraggono. In questo contesto il rapporto di coppia, che sia essa sposata o meno, si configura come il soddisfacimento dei bisogni dei singoli, e non è più prerogativa delle famiglie. Non è un caso infatti se nella società odierna i matrimoni combinati sono ormai un ricordo del passato: la coppia si forma su basi individuali e amorose e non è pilotata dalle famiglie sulla base esclusiva di fondamenti economico-sociali.

Se il “patto” di rispondere ai bisogni del partner viene meno, per trascuratezza, abitudine, incomprensione o qualsiasi altra motivazione, colui che si sentirà trascurato potrebbe sentirsi in diritto di volgersi altrove.

Questo, però, non è vero per tutti, ma per coloro che tendono a fondare la propria esistenza attorno a punti di riferimento esterni. Per quel tipo di persona che è in fuga da se stessa e non riesce a guardarsi dentro per affrontare la causa del malessere che prova. Incapace di affidarsi a un proprio centro interiore, rivolge dunque la propria attenzione all’esterno, cercando appoggio in altre persone, o anche nel lavoro o nelle droghe, tutti analgesici temporanei che in realtà sotterrano momentaneamente il desiderio di essere amati e compresi.

Tradire è sostituire un pezzo difettoso con uno nuovo, senza avere capito però quale sia il difetto. È l’incapacità di capire le trasformazioni e i limiti di un legame, senza stimolare un confronto maturo all’interno della coppia. Tradire è scappare e chi lo fa tradisce innanzitutto se stesso.

Sebbene il tradimento possa “aiutare” a distaccarsi dalla persona che non risponde più a determinati bisogni, esso in realtà non è la cura, ma un sintomo. Il sintomo dell’incapacità di comprendere il continuo divenire dei rapporti. Le relazioni infatti sono dei sistemi viventi che cambiano con il tempo, le persone e i contesti in cui si trovano immersi.

Saper affrontare il dialogo e i cambiamenti vuol dire saper ascoltare quella flebile voce che sussurra dentro di noi, quell’essere, spesso sconosciuto, che abita il nostro centro interiore. Piuttosto che lasciarsi trasportare da una scappatoia come il tradimento, bisogna trovare il coraggio di affrontare la propria solitudine e ascoltarla. Ascoltare quel “pianto che si sforza penosamente di comunicarci qualcosa”, come scriveva lo psicoanalista Aldo Carotenuto nel suo libro “Amare e tradire: quasi un’apologia del tradimento”.

Bibliografia: “La coppia in crisi” a cura di Maurizio Andolfi, Claudio Angelo, Carmine Saccu. Editore I.T.F. Roma

“Studi e dialoghi sull’identità personale. Riflessioni sull’esperienza umana” Giampiero Arciero. Editore Bollati e Boringhieri.

“Amori imperfetti. Come si impara ad amare storia dopo storia”. Maria Rita Parisi. Editore Mondadori.

Il “peso” di perdere peso

Le difficoltà e i blocchi psicologici che ci impediscono di seguire una dieta o di portarla a termine.

È quasi tempo di mare e la “prova costume” si avvicina. Questo spinge molti di noi verso diete snellenti in vista dell’estate perché la bellezza fisica è ciò che principalmente motiva le persone a iniziare un iter di dimagrimento. Ecco perché poco prima della bella stagione le palestre registrano un boom di iscrizioni e i dietologi lavorano a ritmi serrati.

Ma mantenere un regime alimentare sano che ci faccia dimagrire è sempre difficile e nessuno lo fa con piacere. A volte abbandoniamo i nostri buoni propositi perché i risultati non si vedono: sono troppo lenti e sembra che non succeda niente. Insomma tanti sforzi per nulla. In quei casi, cediamo e ci convinciamo che è inutile perseverare nel sacrificio, che non ne vale la pena. Ma perché succede? Cosa ci spinge a mandare all’aria settimane di diete?

Innanzitutto questo è dovuto alla percezione poco realistica dei nostri obiettivi. Siamo tempestati di immagini di corpi “perfetti” e snelli ogni giorno, sui giornali, sulle riviste e alla televisione. Questo faccia a faccia continuo con dei modelli spesso troppo difficili da raggiungere può demotivare e, sentendoci giorno dopo giorno sempre più inadeguati, ci scoraggiamo. Per ottenere i risultati che ci vengono propinati ci vuole costanza e spesso le “paladine” (e i paladini) di quei canoni estetici lo fanno per lavoro: mantenere una certa avvenenza è il loro mestiere perché lavorano nel campo della moda o dell’immagine. I modelli che ci vengono proposti dai media ci tartassano quotidianamente e ci spingono verso una forma di impazienza nei confronti del corpo dei nostri sogni: vogliamo allinearci il prima possibile con le nostre aspettative. Per ottenere dei risultati, però, ci vuole tempo, pazienza e perseveranza. Anche e soprattutto quando sembra che i risultati non arrivino.

PaninoPer dimagrire spesso ci si impone di abbandonare non solo delle abitudini alimentari, ma dei veri e propri stili di vita che non sono adeguati per l’obiettivo che ci si è prefissati. Di fronte a questi ostacoli è facile perdere la fiducia nel proprio intento perché questa imposizione ci allontana da noi stessi, mettendoci in una condizione di non appagamento, ma di bisogno. In questi casi cedere è più facile e basta poco per distruggere tanti sacrifici.

Una debole motivazione inoltre assottiglia la percentuale di successo. Spesso ci imponiamo delle diete con lo scopo di raggiungere dei canoni culturali improponibili. Raramente lo facciamo per delle ragioni serie. Perdere peso per la propria salute, invece, è una spinta motivazionale più forte rispetto a quella estetica perché le conseguenze ci fanno paura: andare incontro a malattie spaventa. Somigliare alla valletta di turno è meno necessario, anche se nella nostra mente ci sembra altrettanto fondamentale perché ci aiuta a riacquistare stima in noi stessi, a farci sentire più sicuri e ci fa credere che serva per avere successo in società. Tuttavia non riuscire in questo intento non spaventa come mettere a repentaglio la propria salute.

Trattenersi è un concetto privativo che sta alla base delle diete dimagrenti. Controllarsi è un’idea che associamo a quella di sopportazione e sacrificio. E controllarsi è sempre faticoso perché impone una violenza ai propri sentimenti. L’organismo è programmato per reagire in un certo modo a determinate reazioni. Non seguire gli istinti che ci appagano è un atteggiamento privativo che ci può rendere più deboli e soggetti a variabili. Questo fattore psicologico può facilmente demotivare e allora basta un momento di crisi per mettere in discussione i risultati ottenuti. Delle volte si interrompe un regime alimentare perché si è “sgarrato” e nella nostra testa si innesca un meccanismo che tende a giustificare razionalmente i nostri cedimenti e a convincerci dell’inutilità di continuare la dieta. Dopo aver ceduto a una tentazione le nostre motivazioni si sgretolano, veniamo afflitti dal senso di colpa e pensiamo che tutto sia andato perduto: tanto vale tornare agli stili alimentari di prima.

In ultimo, mangiare non è solo nutrirsi, ma è anche un rito consolatorio e sociale. Sentirsi liberi di assecondare queste abitudini ci fa sentire in pace con noi stessi. Il piacere immediato che il cibo dà ha un effetto rilassante, nonostante assumere calorie voglia dire avere più energia. Infatti tendiamo spesso a compensare i disagi affettivi mangiando. Mangiare distrae e calma: la spirale “tensione-cibo-consolazione” funziona troppo bene per liquidarla a cuor leggero.

Bibliografia: Richard A. Gordon “Anoressia e bulimia. Anatomia di un’epidemia sociale”. Raffaello Corina Editore.

Renate Göckel “Donne che mangiano troppo. Quando il cibo serve a compensare i disagi affettivi”. Feltrinelli Editore.

Identità personale nei momenti critici del legame di coppia

Le fasi di crisi della coppia sono accompagnate dalla messa in discussione della propria identità negoziata con l’altro durante la crescita del rapporto.

 

La coppia non si compone di due elementi, ma di tre: io, tu e noi, dove “noi” è la storia, l’identità comune che la coppia si racconta e che costruisce nel corso del rapporto. Tutti questi sono fattori in continuo divenire, che crescono e si influenzano giorno dopo giorno nello scambio affettivo.

Amare è organizzare il proprio sentirsi con l’altro, in una relazione percepita come unica ed esclusiva. L’amore è uno spazio emozionale e conoscitivo in cui a ogni disvelarsi dell’altro c’è una nuova articolazione della propria interiorità in un processo dinamico di costruzione del personaggio che mutualmente si narra. È un processo di negoziazione di identità che plasma l’unicità della storia di ogni coppia.

I livelli più alti di disvelamento di sé avvengono nelle due fasi più delicate del rapporto: nella fase di costruzione e in quella di rottura. Quando una storia d’amore finisce, l’altro non è più percepito come la controparte esclusiva con cui negoziare il proprio essere.

Tale evento, sentito come un trauma, implica una modificazione degli spazi di intimità e mette in discussione l’immagine di sé e dell’altro aprendo la porta a nuove riletture che conducono inevitabilmente a rimodulare il proprio modo di essere. In questa fase del racconto la propria identità non è più negoziata con il partner, al contrario, emerge un nuovo racconto di sé, rinegoziato socialmente in cui si cerca di dare un senso coerente alla fine.

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A questo punto ha luogo un processo di de-simbolizzazione e ridistribuzione delle valenze: si cerca un senso coerente di continuità personale in cui la ricostruzione dell’altro viene svincolata dalla propria storia personale. Ogni cosa viene riconfigurata e acquista nuovi significati e contorni. Affiora una nuova identità narrativa che cerca di dare una coerenza all’allontanamento, a se stessi e all’altro: tutto va riorganizzato.

In questo processo di nuova costruzione del sé, c’è una ridefinizione dei nostri rapporti con l’altro e questo è dovuto al fatto che consideriamo i rapporti interpersonali in termini di esclusività. Questo processo avviene con un alto costo emotivo che può implicare, tra le altre cose, anche la nascita di astio nel contesto della nuova ridefinizione di sé e dell’altro.

Indipendentemente dai motivi scatenanti la rottura della coppia, ciò che i singoli individui percepiscono nel periodo di crisi è la percezione soggettiva che i propri bisogni e aspettative non trovano più realizzazione nel rapporto di coppia. Il “noi”, quel dipanarsi dinamico della storia d’amore, è un essere in continuo divenire e, quando gli eventi esterni lo intaccano, anche l’immagine di se stessi e dell’altro vengono rimodulate facendo strada a nuovi bisogni che non sempre vengono compresi. Questo accresce le fratture nel rapporto e aumenta la distanza dal partner e può portare ad una spirale di incomprensioni che possono portare alla fine del rapporto.

Bibliografia: Giampiero Arciero “Studi e dialoghi sull’identità personale. Riflessione sull’esperienza umana” Bollati Boringhieri Editore

Dimostrazione gratuita di tecniche olistiche del massaggio per il benessere

DSC_0195pSabato 9 aprile presso lo studio I Due Neuroni, la nostra operatrice olistica Masha farà massaggi gratuiti.

Il nostro stile di vita, sempre più scandito da stress e frenesia quotidiani, ci fa accumulare emozioni avverse che si ripercuotono sul benessere mentale e corporeo. Lo scopo del massaggio olistico, che unisce le tecniche di antiche tradizioni, è proprio quello di aiutare le persone a ritrovare l’energia dispersa in sentimenti negativi. Attraverso il tocco sapiente del massaggiatore che agisce sui recettori nervosi, corpo e mente vengono liberati dalla negatività immagazzinata riacquistando così l’originario equilibrio psicofisico.

Necessaria la prenotazione al numero 347 668156 oppure 366 6124035.

Ad ogni primo massaggio prenotato, in omaggio un massaggio viso rilassante.

La psicologia dietro la scelta dell’anima gemella

Viaggio alla scoperta dei meccanismi psicologici che ci aiutano a trovare il partner più adatto a noi e, una volta individuato, che ci permettono di costruire legami duraturi.

 

Vi siete mai chiesti quale siano i processi psichici che inconsciamente ci guidano nella scelta del compagno o della compagna di vita? Perché una persona ci attrae, perché certi suoi atteggiamenti, alcuni suoi piccoli gesti ci affascinano? Sulla base di quali parametri, insomma, ognuno di noi sceglie il proprio partner?

Anche se non ce ne rendiamo conto, tutto parte dalla nostra testa, in particolare dal nostro innato “comportamento di attaccamento”, ovvero da quel sistema dinamico di atteggiamenti che contribuiscono alla formazione e al mantenimento di un legame specifico tra due persone. Questo legame affettivo altro non è che l’attrazione che un individuo ha per un altro individuo.

Questa tendenza dell’essere umano a strutturare una vicinanza affettiva con particolari soggetti si sviluppa durante la fase dell’infanzia e dello sviluppo con le figure di accudimento. DSC_0006pIl comportamento dei genitori, e di chiunque altro si assuma il ruolo di prendersi cura, plasma quelli che saranno i futuri criteri di valutazione delle persone.

La scelta del partner è dunque legata alle vicende personali che hanno caratterizzato le esperienze infantili: vengono privilegiate le figure che ricordano, per quanto riguarda l’attaccamento, il genitore. Si inizia una relazione affettiva sulla base del modello strutturatosi nel rapporto madre-bambino.

Ciò che ci ricorda i genitori è percepito come conosciuto, sicuro e positivo, mentre tutti quegli aspetti lontani da queste figure di riferimento, appaiono estranei e quindi potenzialmente pericolosi. I bambini nascono con questa forte predisposizione ad avvicinare determinati classi di stimoli, in particolare ciò che è familiare, e ad evitare invece altre classi, specialmente ciò che è estraneo. In questo senso il legame affettivo ha un alto valore di sopravvivenza.

Durante la fase di formazione l’individuo si costruisce uno schema mentale e inconscio dell’altro e si cominciano a selezionare le persone che corrispondono a determinate caratteristiche catalogate come positive. Chi ha avuto esperienze amorevoli durante l’infanzia tenderà a riconoscere negli altri i segnali di affidabilità e sarà orientato verso la scelta di questo genere di persona.

In questo contesto il ruolo delle emozioni è fondamentale: le emozioni sono lo strumento e il canale attraverso il quale si strutturano i legami affettivi. Non a caso infatti le sensazioni più intense sorgono durante la formazione, il mantenimento, la distruzione e il rinnovarsi di relazioni di attaccamento. La nascita di un legame, che nel caso della coppia è la fase dell’innamoramento, è fonte di gioia, il perdurare del rapporto fonte di sicurezza, mentre la rottura provoca angoscia e dolore. I legami affettivi e gli stati soggettivi di intensa emozione coesistono sempre.

Bibliografia: John Bowlby “Costruzione e rottura dei legami affettivi” Raffaello Cortina Editore.

Prova gratuita di ginnastica posturale

imageMercoledì 16 marzo alle 20:00 presso lo Studio I Due Neuroni si terrà una lezione gratuita di ginnastica posturale, condotta da Marco.

La posturale è una disciplina volta a ottenere una postura corretta a tonificare i muscoli e a dar loro elasticità. Attraverso esercizi mirati si correggono le cattive abitudini posturali che senza accorgercene ripetiamo tutti i giorni e che è importante scoprire e mutare. Questa ginnastica dolce non è solo terapia per chi prova dolori alla schiena, spalle e collo, ma anche un percorso educativo per acquisire la giusta postura e imparare a gestire i movimenti quotidiani, tutti fattori importanti che sono alla base di una buona salute. Perseverare in posizioni sbagliate può generare alterazioni che generano patologie come scoliosi, lordosi, cervicalgia e sciatica. È bene dunque non aspettare diagnosi di difetti di postura, ma imparare a muoversi correttamente per prevenire fastidi e dolori.